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I Carnevali storici del Piceno

I Carnevali storici del Piceno

Cenni sulla tradizione del Carnevale

Il Carnevale ancora oggi a distanza di secoli continua a essere un momento particolare dell’anno. In alcune località del Piceno come Offida, Ascoli, Castignano, Umito di Acquasanta, rappresenta ancora lo sconvolgimento della quotidianità e la liberazione dell’euforia.

Il Carnevale è una festa di antica data, che probabilmente trae la sua origine dai saturnali, festa in onore di Saturno, dio delle seminagioni, celebrata nell’antica Roma dal 17 al 23 dicembre.

La festa prevedeva un sacrificio nel tempio della divinità, quindi banchetti e vere e proprie orge. Dal Medioevo in poi le notizie riferibili al carnevale lo descrivono come una delle feste più importanti dell’anno e comune a gran parte dell’Europa.

Il Carnevale aveva inizio a gennaio o addirittura alla fine di dicembre e si protraeva fino alla Quaresima.

Celebrato all’aperto, nelle piazze e nelle vie principali della città che si trasformavano in un vero e proprio palcoscenico in cui i protagonisti erano le persone del popolo che, con maschere, ballavano e cantavano. Venivano messi in scena spettacoli, gare, giostre e tornei.

I Giochi

Molti giochi erano incentrati sulle figure del “Carnevale”, personificato da un allegro grassone, rubicondo e panciuto circondato da salsicce, pollame e conigli seduto su di un barile, e della “Quaresima” che, al contrario, aveva l’aspetto di un’ossuta vecchietta, vestita di nero e circondata di pesci.

Il Carnevale rappresentava un periodo di disordine istituzionalizzato: ciò che di solito era solo pensato poteva essere detto impunemente e era sovvertito l’ordine sociale e naturale delle cose attraverso il capovolgimento dei rapporti, dando vita al “mondo alla rovescia”.

In alcune stampe del Cinquecento il mondo alla rovescia viene rappresentato come il povero che diventa re, la moglie che picchia il marito, l’asino che e’ in groppa al padrone, il topo che mangia il gatto.

Dai ricchi il Carnevale era considerato una valvola di sfogo per il ceto subalterno, che liberava le proprie ire in questo periodo con una sorta di protesta sociale controllata, per poi ritornare all’ordine dalla Quaresima in poi.

I temi del carnevale

Erano tre i temi del carnevale: il cibo, il sesso e la violenza.

Il cibo era senza dubbio più ovvio, visto che l’etimologia stessa della parola carnevale prende spunto proprio dalla “carne”. Si celebravano banchetti in cui avvenivano massicce scorpacciate di carne, di frittelle accompagnate dal vino, che si contrapponevano alla povertà delle mense di tutti i giorni.

Il tema del sesso veniva sviluppato attraverso canti con doppi sensi, esibizioni di oggetti di forma fallica oltre che da un’intensa attività sessuale. Quello della violenza si concretizzava nell’aggressione verbale nell’uccisione di animali.

Gli studiosi più importanti di cultura popolare rintracciano nel Carnevale più significati: la duplice opposizione fra Carnevale e Quaresima, tempo di grasso e tempo di magro, tra il mondo alla rovescia il mondo quotidiano e un rituale propiziatorio per le messi.

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